PROPRIETA’ DEL PALLADIO

Si trova nello stesso gruppo chimico del costoso platino, ma il palladio non è di uguale pregio data anche una presenza relativamente maggiore nella crosta terrestre. Si tratta in ogni caso di un metallo raro che troviamo in natura piuttosto raramente in forma di un minerale noto come potarite (PdHg), molto più di consueto come impurezza contenuta in giacimenti di solfuri di alcuni metalli, come quello di rame.

A temperatura ambiente non viene ossidato dall’aria, nemmeno attaccato da acidi alogenidrici o acido solforico, ma lo è dall’acqua regia. La sua caratteristica più interessante è senza dubbio la capacità di assorbire elevate quantità di idrogeno, addirittura volumi centinaia di volte superiori a quello proprio. Il meccanismo in gioco in questa capacità di assorbimento è ancora oggi oggetto di studio, ma una più che probabile ipotesi è che il palladio si leghi chimicamente all’idrogeno formando  quindi idruro di palladio.

In ogni caso la questione è di notevole interesse anche in funzione del principale utilizzo del palladio, ovvero quello in catalisi. Sono infatti numerose le reazioni utilizzate anche su scala industriale che fanno uso di catalizzatori dove il palladio è uno dei principali componenti (generalmente è utilizzato in combinazione con Pt o Ni). Possiamo far riferimento, ad esempio, all’industria di trasformazione degli idrocarburi ed in particolare la produzione di benzine. Anche i catalizzatori presenti nelle marmitte delle automobili contengono palladio.

Tra i composti del palladio merita di essere menzionato l’ossido di formula PdO, un solido polveroso nero che possiamo ottenere dall’ossidazione di palladio elementare ad alcune centinaia di gradi (> 600°C): praticamente insolubile in acqua ed acidi è di diffuso utilizzo anche in questo caso in catalisi, in particolare nelle idrogenazioni di alcune molecole organiche.

Quando si parla di composti del palladio bisogna far riferimento in particolare ai suoi complessi. Anche in tal caso lo stato di ossidazione presentato è quasi sempre il +2 , il numero di leganti quattro con strutture prevalentemente planari. Ne sono un importante esempio il PdCl44- (tetracloropalladato), il PdBr44- , il PdI44-  ed il PdCN44- .

Ma la chimica del palladio è anche e soprattutto la chimica delle sue leghe. Sono molte quelle di interesse applicativo, in settori che vanno da quello dei gioielli e quello odontotecnico (leghe Au-Pd) , fino a quello dell’elettronica (leghe Ag-Pd) . Si tratta in molti casi di materiali con elevata resistenza alla corrosione, come nel caso della diffusa lega Ni-Pd, con una quantità in palladio che può raggiungere circa il 90%.

Chimitutor -1 Marzo 2018